Farm: 88 giorni da “annodare” – Farm: 88 days to “tie”

Hai mai chiesto a qualcuno di consigliarti una farm dove poter lavorare?
Hai mai cercato di trovarla da solo?
Hai mai riflettuto su questi 88 giorni da spendere tra i campi per ottenere il secondo visto?
Hai mai davvero pensato a questa esperienza prima di catapultartici dentro senza dare per scontato che sia ciò che devi fare anche te?

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Quando chiedi a qualcuno di consigliarti una farm è come se iniziassi un discorso costernato di tabù. È come se facessi una domanda a cui nessuno risponderà concretamente.

Esistono milioni di gruppi e siti internet dove discutere di questo argomento, tantissimi post e persone che commentano, ma nessuno dice mai, davvero, dove sia meglio andare, quali numeri chiamare per essere sicuri e come muoversi ed organizzare. Questa assenza di risposte precise ha spiazzato anche me. Non capivo. Gli unici consigli che mi venivano dati erano da persone incontrate faccia a faccia, ma anche questi non troppo precisi. Questa assenza di conferme immediate, però, ha un suo lato positivo, perché ci spinge a darci da fare nel cercare da soli, nell’aspettare e nel riflettere, nel non iniziare quest’esperienza delle farm automaticamente, ma nel fermarci e capire che non va data per scontata.

Spezzettiamo la vita in tappe da raggiungere, traguardi da conquistare.Riusciamo così ad avanzare, a camminare con più grinta e costanza, perché motivati da qualcosa non troppo lontano, ma quando questi punti fermi sono obblighi che non amiamo o cose che non ci appassionano, rischiamo di passare il tempo che li precede guardando l’orologio, contando i giorni, le ore, i minuti, rimandando la vita a “dopo quell’evento”, come se ciò che conta e ciò che ci piace arrivasse dopo quel giorno, dopo quell’avvenimento.

Che ci piacciano o no, che facciano parte o meno delle nostre passioni, che siano scelte o obblighi, i traguardi e gli obiettivi che ci poniamo necessitano di fatica, costanza, tempo ed energie per essere raggiunti.Spesso però ci dimentichiamo che questa vita frammentata si articola negli inframezzi che vorremmo eliminare. Alcuni parlano di mete dove ciò che conta è il viaggio, altri di bersagli dove l’importante è tirare con convinzione. Braise disse:

“Preparandoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non lo saremo mai”

Parlando con i ragazzi nelle farm dove ho lavorato, ho sentito più volte chiedere il numero dei giorni passati lì, segnarlo su un’agenda, contarli uno dopo l‘altro, fare il conto alla rovescia di quanti ne restano. Ho letto infiniti commenti e consigli di persone che dicono di andare subito in farm, appena arrivi in Australia, così ti levi quel peso. Così non ci pensi più. Eccolo lì, un altro di quei traguardi che ci poniamo: il giorno 89. Il giorno in cui questa fatica finisce e possiamo finalmente goderci questo amato continente, i progetti, i viaggi, la vera esperienza, perché il secondo visto lo possiamo ottenere.

Ma in quegli 88 giorni è racchiusa parte dell’esperienza che siamo venuti a fare. 

Cristal Boyd in “Midnight muse”, parla della nostra convinzione che saremo felici quando avremo una famiglia, poi dei bambini, poi quando questi smetteranno di piangere, quando avremo i soldi per una vacanza e quando, infine, andremo in pensione.

88 giorni da vivere o sopportare in farm?

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Gli 88 giorni delle farm indossano perfettamente lo stesso abito di tutte le illusioni appena elencate e, purtroppo, è facile incastrarsi nuovamente in questo meccanismo di conto alla rovescia, ma questi tre, a volte quattro o cinque mesi, fanno parte esattamente come gli altri della nostra esperienza quaggiù e dimenticarlo è tanto facile quanto stupido. È difficile riuscire a vivere a pieno giorno per giorno e la vita in farm sicuramente non aiuta: la routine, le azioni meccaniche nel tagliare, cogliere, spostare, e la frequente solitudine nel farlo; il caldo, la stanchezza e la poca motivazione, spingono pesantemente a guardare l’orologio, la frutta, i campi, aspettando che il tramonto segni un altro giorno. Non è facile, dunque, ma è in quel provarci ugualmente che si cela la bellezza della quotidianità. Se ci impegniamo e riusciamo in questa sfida, allora potremo essere certi che, se non riusciremo ad arrivare a quel traguardo, saremo ugualmente contenti di aver vissuto quei momenti e se riusciremo a completarli, non inizieremo la nostra avventura, ma continueremo il nostro percorso pronti a sperimentare quella sfida quotidiana in altri posti.

A.L.Hoxley disse: “L’esperienza non è ciò che accade a un uomo, ma ciò che un uomo fa di ciò che accade a lui”.

Allora sforziamoci, facciamo di quel conto alla rovescia un’esperienza da gustare. Rendiamola viva. Non diamola per scontata. Penso a un bambino che guarda una mamma ricamare, seduto in basso, sulla sua seggiolina; gli sembrerà tutto strano e senza senso, quel disegno contorto e fatto di nodi, ma appena chiederà spiegazioni alla madre, allora lei lo volterà e lui potrà osservare la vera figura delineata. Tutto ciò che scegliamo nella nostra vita, fa parte di un disegno preciso che a volte ci dimentichiamo di riguardare nella sua completezza perché è più comodo stare seduti e fare ciò che fanno gli altri, ma anche quest’esperienza in farm, per quanto comune, può non essere ciò che fa per noi. Un secondo anno in Australia può non essere la scelta migliore. La farm in cui stiamo lavorando può essere quella sbagliata o può essere sbagliato il modo in cui stiamo vivendo le ore e i minuti.

Allora, forse, anche noi, prima di azzardare o dare per scontato tutto questo, dovremmo alzarci dalla sedia e controllare il disegno dall’alto e capire se effettivamente quest’esperienza si annoda bene con tutto il resto e intrecciare così la nostra vita australiana con singolare consapevolezza.FB_IMG_1460805619867

  FARM: 88 DAYS TO “TIE”

Have you ever asked someone to recommend a farm where to work?
Have you ever tried to find it on your own?
Have you ever thought about these 88 days to be spent through the fields to get the second visa?
Have you ever really thought about this experience before to go inside that without taking for granted that this is what you need to do well?

When I ask someone to recommend a farm it is like if I started a taboo dismayed speech. It is as if I made a question to which no one will respond concretely.
There are millions of groups and websites where people can discuss this subject, a lot of posts and people who comment, but no one says anything, really, where best to go, what numbers to call to be safe and how to move and organize. This absence of precise answers has stunned even me. I could not understand. The only tips I had were from people that i met face to face, but even these not too precise. This lack of immediate confirmation, however, has its positive side, because it pushes us to think about, in waiting and reflecting about this experience and does not start automatically the farm, but in stop and understand that It is taken for granted.
We break life in stages to reach goals to conquer. So we can forward, to walk with more grit and perseverance , because motivated by something not too far, but when these fixed points are obligations that we do not like, or things we do not passionate, we risk spending the time is before them looking at the watch, counting the days, the hours, the minutes, living the life of ” after the fact “, as if what matters and what we likes will arrive after that day, after that incident.
Whether we like it or not, they are part or not of our passions, they are choices or obligations, the goals and objectives we set ourselves require hard work, perseverance, time and energy to be achieved. But we often forget that this fragmented life is divided in parts in the middle we would like to delete.
Some people talk about destinations where what matters is the journey, other targets where the important thing is to throw with conviction.

Braise said:
“As we prepare to always be happy, it is inevitable that we will never be

Talking to the guys in the farm where I worked, I heard repeatedly asking the number of the days spent there, mark it on a calendar, count them one by one, making the countdown of how many remain. I read countless comments and advice from people who say to go straight to the farm, when you arrive in Australia, so you get up that weight. So you think about it no more.
There it was, another one of those goals that we set ourselves: the day 89. The day when this trouble is over and we can finally enjoy this beloved continent, projects, travel, real experience, because the second we can get the second visa for sure.
But in those 88 days it is enclosed part of the experience that we came to do.
I think about when I was at school and was expecting that the minutes would pass and then the hours, because after the bell began my day. Then the university , stifling afternoon trying to study and postponing the pleasures , because I had to stand up to that date , up to that test , then I could be happy . But after that exam there was another one and then another, and then the thesis . And after that bell at school , the afternoon was short and the next day came quickly, with another five hours to bear. And the bus stop : all would be well arrived at our destination , but often those minutes became hours and puffing without interruptions became tiring after a while ‘ .
Cristal Boyd in ” Midnight muse” , speaks about our belief that we will be happy when we will have a family , then children , then when they will stop crying , when we will have the money for an holiday and when , finally, we will retire.
The 88 days in the farm perfectly wearing the same dress of all illusions just listed and, unfortunately, it’s easy to get stuck again in this countdown mechanism, but these three, sometimes four or five months, are part of our experience here and is so easy how stupid to forget it. It is difficult to fully live day by day and life in farm certainly does not help: the routine, mechanical actions to cut, grasp, move, and frequent loneliness in doing so; the heat, fatigue and lack of motivation, pushing heavily watching the clock, the fruit, the fields, waiting for the sunset marks another day. It is not easy, then, but at that try too that hides the beauty of everyday life. If we are committed and we are successful in this challenge, then we can be sure that, if we fail to reach that goal, we will be equally happy to have lived through those moments and if we manage to complete them, do not we start our adventure, but we will continue our path ready to experience the daily challenge in other places.
A.L.Hoxley said, “Experience is not what happens to a man, but what a man does for what happens to him.”
So strive, we make the countdown experience to savor. Let’s make it alive. Do not let us give for granted. I think of a child watching a mom embroidery, he sat down on his chair; everything will seem strange and meaningless, that convoluted design and made of knots, but just ask for explanations from the mother, then she will turn and he will observe the true figure outlined. Anything that we choose in our lives, is part of a precise plan that sometimes we forget to cover it in its entirety because it is more comfortable to sit and do what others do, but also the experience in farm, as common, It may not be the right choice for us. A second year in Australia may not be the best choice. The farm in which we are working is may be the wrong one, or may be is wrong the way we’re living the hours and the minutes.
Then, perhaps, we too, before venturing or take for granted all this, we should get up from the chair and check the above drawing and see if indeed this experience is tied well with everything else, and so weave our Australian life singular awareness.

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Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

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Un commento su “Farm: 88 giorni da “annodare” – Farm: 88 days to “tie”

  1. Complimenti per le belle parole!! Tutto ciò che hai scritto, lo penso anche io.. E devo dire che la farm, è stata l’esperienza piú bella della mia vita! Mi ha cambiato come persona, e se prima ero molto umile, ora apprezzo sempre di più ogni singola cosa..! Brava!!

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