Partire…dall’origine! – To leave…from the beginning!


received_10153262099662933

PARTIRE…DALL´ORIGINE!

Esistono tanti tipi di partenza, ma poche persone partono davvero. Spesso ci spostiamo in un altro luogo per godere di un piacere in superficie in una piccola vacanza e poi torniamo, con più oggetti nella borsa, qualche foto ritoccata e un souvenir che ci ricordi il monumento segnalato sulla guida. Per me partire non è questo: non è allontanarsi da casa per qualche giorno emozionati da un aereo da provare; non è salutare gli amici sapendo di entrare di nuovo in quella routine dopo meno di due settimane. Quando parlo di partire mi piace aggrapparmi al suo significato originario: a quel “partire” latino che indicava un “dividere in parti”, uno “spartire”. Quando si divide qualcosa in genere è per darne un pezzo ad ognuno. Io l ho applicato alle persone questo senso nascosto: credo racchiuda l’essenza vera della partenza e lo trovo stupendo.
Non importa andare dall’altra parte del mondo o esplorare luoghi famosi: per partire davvero è necessario uscire di casa con la consapevolezza di lasciare quella parte di noi che abbiamo donato, la voglia di dare un pezzo di quello che siamo a tutti coloro che incontreremo e la serenità di poterci sentire bene ovunque ci troviamo e con chiunque abbiamo accanto perché appartenenti a uno stesso mondo che ha tutto il diritto di avere almeno una parte di noi in ogni strada percorsa.
E per partire davvero dobbiamo essere soli: allontanarsi abbracciati a qualcuno è come portarsi dietro quella parte che invece dovremmo lasciare. È come non avere il coraggio di fidarsi, di affidarsi, di credere che soli non lo saremo mai, che se facciamo nostro questo stile di vita non esisteranno più addii ma abbracci di ringraziamento per i doni ricevuti. Nelle strade della nostra città, nel tragitto per andare a lavoro, nel viaggio di studi lontano dai tuoi, nell’ avventura di una vita in un altro Paese, incontreremo volti e ci affezioneremo e condivideremo parte di quell’esperienza con gente che ci seguirà, ma questo non andrà ad intaccare quella scelta di essere soli: la solitudine di cui parlo non è isolamento o voglia di fuggire, ma sfida a riscoprire la bellezza di ogni uomo senza vivere nell’ ansia di un futuro di abbandono.
Marco Terenzio disse: “Portam itineri dici longissimam esse” (si dice che in un viaggio il tragitto più lungo sia quello della porta). Io, come tutti, ho persone a cui sono legata più di altre, ho amici fidati con cui condivido i segreti piu´scuri, ho i miei genitori e un fratello stupendo e ho tante persone che mi vogliono bene, ma sono partita lo stesso. Quando decidi di andare accetti il rischio di perdere chi sta accanto a te solo quando sei anche tu vicino. Ti trovi a guardare negli occhi i tuoi cari e a vedere nei loro occhi una scia di abbandono. Sei posto di fronte a una scelta non facile da prendere nè da accettare. Ci sarà sempre chi vedrà in tutto questo una voglia di fuggire, una mancanza di affetto nei loro confronti o una sorta di addio volontario e noncurante. Ed è lì che guardi quella porta e inizi a camminare per poterla oltrepassare. È lì che metti da parte il posto dove andrai, le domande, i progetti, il futuro e compi la scelta più grande di quella partenza: passo dopo passo ti trovi a valutare se davvero sei riuscito a dimostrare cio´che sei, il bene che racchiudi per qualcuno, l´affetto che ci lega e la speranza che rimanga anche da loro verso di te.
Così accettando di affrontare tutto questo, decidi di provare, di varcare quella soglia a testa alta, di partire per la meta più importante. Di partire da te.

received_10153262114792933

TO LEAVE…FROM THE BEGINNING

There are many types of departure’s, but just a few people really leave. Often we move to another place to enjoy a pleasure to the surface in a small break and then come back with more items in the bag, some retouched photo and a souvenir to remind us of the monument marked on the tourist guide. The real departure for me is not to go away from home for a few days excited to catch a plane, it’s not to say goodbye to some friends knowing that you will go back into that routine after less than two weeks.

When I talk about departure I like to hold on to its original meaning: to that “starting” Latin which indicated a ” to divide in different parts”, a “to share”. When you divide something in general it is to give a piece to each. I’ve applied to the people this hidden meaning: I think this encapsulates the very essence of the leaving and I find it amazing.
No matter go from ‘the other side of the world or explore famous sights: it is necessary to really leave the house with the knowledge to leave that part of us that we have given, the desire to give a piece of us to all those who we meet and serenity of ourselves, feel good wherever we are and whoever we meet next because they belong to the same world that has every right to have at least one part of us in every road traveled.
And for a real departure we should be alone: to leave ​​hugged to someone is like carrying that part that instead we should leave. It’s like not having the courage to trust, to believe that we will never be alone, that if we do this our way of life will no longer exist farewells but hugs of thanks for the gifts received. In the streets of our city, on the way to go to work, in the study of your trip away, in ‘adventure of a life in another country, we meet faces and affezioneremo us and we will share part of that experience with people who will follow us, but this is not going to affect the choice of being alone: ​​the solitude of which I speak is not isolation or  to escape, but the challenge to rediscover the beauty of every person without living in ‘anxiety about a future of neglect.
Marco Terenzio said: “Portam itineri dici longissimam esse” (it is said that on a journey the longest route is the one of the door). Like everyone, I have people who are linked more than others, have trusted friends with whom I share the most important secrets, I have my parents and a wonderful brother and I have so many people who love me, but I went anyway. When you decide to go accept the risk of losing the people that stay around you just when you are there. You have to look into the eyes of your loved ones, and to see in their eyes a trail of abandonment. You are placed in front of a choice not easy to take or to accept. There will always be someone who will see in all of this an urge to flee, a lack of affection towards them or some sort of goodbye volunteer and nonchalant. And that’s where you watch that door and start walking to be able to pass. That’s where you put aside the place to go, the questions, the projects, the future, and do the greatest choice of the departure: step by step you have to consider whether you really are able to demonstrate who you are, the good that enclose for someone, the affection that binds us and hope that it stays well from them to you.
Thus agreeing to deal with it, you decide to try, to cross that threshold it head on, leaving for the most important destination.

Leaving from you.

CHIARA CUMINATTO


No category , , , , , , , , , , , , , ,

Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

Precedente Lettera a un amico pessimista. Dovremmo addormentarci col motore acceso. - We should be go to sleep with the motor on. A letter to a pessimist friend. Successivo Cicatrici

Lascia un commento