Caro presidente, non ci lasci morire – Dear president, do not let us die

io e pres
Gent.mo Presidente Sergio Mattarella,
hanno ucciso dei suoi cari!
L’ho sentita parlare di loro pochi giorni fa, Giovedì 6 ottobre, dove lei annunciò “devono poter tornare”.
Sono qui per dirle che, purtroppo, non torneranno mai più.
Più di 4 milioni di persone sono iscritte all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) ed è un numero che aumenta, giorno dopo giorno.
Moltissimi di questi sono giovani, ma non è a loro che dovrebbe rivolgersi quando dice “i nostri giovani devono poter andare liberamente all’estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate”, perché loro, in Italia, non torneranno mai più.
Perché loro, cittadini italiani, non lo sono più.
La loro identità è stata uccisa silenziosamente, un po’ alla volta, per farli diventare cittadini di un mondo dove la diversità invece che ricchezza diviene concorrenza.
E nessuno ha fatto niente per fermare questo massacro.
Hanno provato a difendersi più volte, ma non è facile quando i tuoi assassini hanno un potere così grande. Le scrivo perché io non voglio morire, ma ho bisogno di aiuto.
Ho vissuto in Grecia, Inghilterra, Australia e probabilmente mi trasferirò in Germania a breve.
Non sono iscritta all’Aire perché provo a fare proprio ciò che dice Lei: faccio parte di quei giovani che ci provano con tutte le energie possibili. Da tempo. Noi viviamo alcune esperienze all’estero, impariamo nuove lingue, viaggiamo, scopriamo a fondo cosa funziona negli altri Paesi e le abitudini che hanno, portiamo le nostre tradizioni, il nostro modo di scherzare, la cultura profonda che ci appartiene e le difficoltà che attraversiamo, ma poi torniamo sempre, pronti a immergerci nuovamente nel nostro Paese, con la voglia di regalargli ciò che abbiamo in più rispetto a quando siamo partiti.
Per renderlo migliore, sempre lui, ma ogni volta più consapevole e pronto a crescere ancora.
Il problema è che prima di partire non avevamo alcuna possibilità di lavoro e parola e quando torniamo ci troviamo esattamente nella stessa condizione.
Ho finito la specializzazione tre anni fa e da allora non ho avuto alcuna possibilità di dimostrare ciò che so fare qui in Italia.
E come me, tanti altri ragazzi.
Ci hanno chiesto esperienze pregresse, il cognome di famiglia, il nome di chi ci raccomanda, i soldi che possediamo, la voglia di lavorare gratuitamente e la passione nel fare del nostro meglio per ingrandire il nome di qualcun altro. Nei miei viaggi ho incontrato ragazzi a cui hanno ucciso violentemente l’identità di appartenenza, facendo sì che si vergognino a parlare dell’Italia o che ne debbano parlar male per non mentire sulle esperienze avute qua.
Ho conosciuto persone nostalgiche, sofferenti, felici, dubbiose, aggrappate a luoghi comuni che riempiono di vergogna o a bellezze museali a cui le nostre città d’arte permettono di aggrapparci quando uno straniero ci stuzzica parlando di crisi o di governo.
“I flussi non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento.”
So bene che quando parla di povertà non fa riferimento ad ambiti economici.
Ho letto ciò che ha detto riguardo a noi e Le scrivo perché sono d’accordo con Lei.
In teoria.
Ma credo sia importante parlare di pratica.
“Rispetto all’anno precedente a iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, la meta preferita è stata la Germania (16.568)”.
Lo rileva il rapporto «Italiani nel mondo 2016» presentato giovedì a Roma dalla Fondazione Migrantes.
Nel 1700 viaggiare era privilegio di pochi, per i costi, i mezzi e le difficoltà da affrontare, eppure in molti rischiarono per riuscire a fare un’esperienza altrove, spesso l’unica della loro vita, e gran parte di essi scelsero proprio la nostra Italia. Tra tutti, divenne il luogo più gettonato ad attirare persone da ogni Paese, perché impregnato di storia, arte, cultura, ma anche affascinante quotidianità.
Johann Wolfgang (von) Goethe scappò proprio dalla sua Germania per venire da noi. Una fuga alla ricerca di una creatività perduta. E se ne innamorò, del nostro stile.
Successivamente tornò in Italia due volte, pronto a rivivere quelle emozioni forti, ma ne rimase deluso: passata l’euforia iniziale, iniziò a vivere sulla propria pelle qualcosa che non si aspettava e scrisse questo: “L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida, e i capi dello Stato, pure loro, pensano solo per sé.” (Johann Wolfgang Goethe)
Oggi, nel 2016, rileggo le sue parole e vi ritrovo esattamente le stesse che ho detto io a me stessa pensando di andare a vivere come tanti altri nella grande Berlino.
Alle superiori mi iscrissi al Liceo classico più rinomato di Firenze.
Ero fiera e orgogliosa di farne parte e volevo che tutti lo sapessero.
Poi, proprio quell’anno cambiò il Preside e alcune persone si lamentarono della nuova gestione. A fine anno la professoressa di italiano mi mise il debito. Tra tutte le materie, quella la mia preferita, quella che avevo studiato sempre con passione e che allenavo con naturalità fin da quando ero piccola.
Ci rimasi male.
Non capii, ma decisi di prenderlo come stimolo a impegnarmi di più. A metà del secondo anno mi dette l’insufficienza, nuovamente.
Allora chiesi spiegazioni e la risposta fu che non le piacevo. Non studiavo male, non ero poco preparata, non ero troppo stupida per capire: io non le piacevo.
Questo, unito ad altri problemi generali che nella scuola andavano aumentando, mi portarono a decidere di andare via. Mi iscrissi in un altro istituto. Dopo di me altri undici ragazzi della mia classe se ne andarono per motivi simili.
A fine anno vinsi il concorso letterario Grinzane Cavour e in Italiano ebbi il massimo dei voti. Nei ringraziamenti misi il nome del nuovo professore appena conosciuto.
Tornai in quella scuola solo una volta, per mostrare i risultati a quella professoressa che mi aveva quasi fatto smettere di credere in me stessa come scrittrice. Il suo sguardo mostrò solo l’insofferenza di non vedere il suo nome su quella targa importante.
All’inizio ero euforica e orgogliosa di appartenere a quel Liceo. Da quando me ne andai non dissi più a nessuno di averlo frequentato e a chi me lo chiedeva rispondevo di non andarci mai, di non perdere tempo in un posto dove le persone che gestiscono le cose distruggono invece di costruire e pensano solo ai propri interessi.
Oggi io sono in Italia, di nuovo, ma voi “professori” che la gestite dalle camere del Governo, avete già mandato via tanti alunni che hanno poi vinto premi in “Istituti stranieri”. E lo sguardo di insofferenza successivo non basta a riportare quelle menti indietro. Io sono disposta a sudare di più per riportare in alto il nome che ci rappresenta e so che non sono la sola a pensarla così, ma non durerà a lungo se, invece di fornirci degli strumenti migliori, ci date solo più retta da pagare.”
Chiara Cuminatto

io e pres

Dear president Sergio Mattarella,

people you love went killed!

I heard about them a few days ago, Thursday, October 6, where you announced “they must be able to return.” I’m here to tell you that, unfortunately, they will never come back.

More than 4 million people are registered to AIRE (Registry of Italians living abroad) and is a number that increases day by day.

Many of these are young people, but it is not to them that you should speak when you say “our young people must be able to freely go abroad, as well as they should be able to return to work in Italy, if they wish, and bring in our knowledge and society the professional skills acquired”, because them, in Italy, will never come back. Because them, Italian citizens, are no longer anymore. Their identity was quietly killed, a bit at a time, to become citizens of a world where diversity instead of wealth becomes competitive.

And no one did anything to stop this massacre.

They tried to defend themselves several times, but it is not easy when your murderers have such great power.

I am writing to you because I do not want to die, but I need help.

I lived in Greece, England, Australia and probably I’ll be moving shortly in Germany.

I not enrolled AIRE because I try to do exactly what you say: I am one of those young people who try with all possible energy. Time ago. We live some experiences abroad, learn new languages, we travel, we discover in depth what works in other countries and habits they have, we bring our traditions, our way of joking, the deep culture that belongs to us and the difficulties we are going through, but then we always come back, ready to immerse ourselves once again in our country, with the desire to give him what we have more than when we left it. To make it better: the same country, but each time more conscious and ready to grow again.

The problem is that before we left we had no opportunity to speak and work, and when we return we find ourselves in exactly the same situation.

I ended up majoring three years ago and since then I have had no chance to show what I can do here in Italy. And like me, many other guys. People from the places where we tried to work asked us our prior experience, the family name, the name of who recommends us, the money we have, The desire to work for free and passion to make someone else rich.

In my travels I have met guys to who someone else killed violently the identity, and now they feel ashamed to talk about Italy or they have to speak in bad way about jobs in our country if they don’t want to lie.

I met nostalgic, suffering, happy, doubtful people, clinging to the beauty of our museums or of our cities when someone ask them about our crisis or government and they just feel bad to give an answer.

“The flows not stopped and, sometimes, represent a sign of impoverishment.”

I am sure that when you speak about poverty you do not refer to economic spheres, but an other kind of poverty.

I read what you said about us and I am writing because I agree with you.

In theory.

But I think it’s important to talk about practice.

“Compared to the previous year to enroll Aire were 6,232 more people, the favorite destination was Germany (16,568).”

Detects the relationship “Italian in the world in 2016,” presented 8th of October in Rome by the Fondazione Migrantes.

In 1700 traveling was the privilege of the few, for the costs, the means and the difficulties to face, and yet in many risked to be able to have an experience elsewhere, often the only of their lives, and most of them chose our own Italy. Among all, the place became more gettonato to attract people from every country, so steeped in history, art, culture, but also fascinating everyday.

Johann Wolfgang (von) Goethe escaped from his own Germany to come to us. An escape in search of a lost creativity.

And he fell in love, of our style.

Later he returned to Italy twice, ready to relive those strong emotions, but he was disappointed: the initial euphoria passed, he began to live the hard way something he did not expect this and wrote:

“Italy is still as I left, still dust on the roads,

even stranger to scams, presenting himself as wants. everywhere you will try in vain,

there is life and animation here, but no order and discipline;

every man for himself, in vain, the other formal notice,

and the heads of the state, they too, think only for himself. ”

(Johann Wolfgang Goethe

 

Today, in 2016, I reread his words and I find exactly the same that I said to myself thinking of going to live like so many others in greater Berlin.

 

In high school I went to the most famous high school in Florence.

I was proud and proud to be part of it and I wanted everyone to know.

Then, just that year changed the headmaster and some people complained to the new management.

At the end of the year the Italian teacher low marked me. Among all the subjects, that was my favorite, the one I had studied with passion and that I was training naturally since I was young. I felt bad. I did not understand, but I decided to take it as an incentive to commit more.

Midway through the second year she gave me the inadequacy, again. Then I asked explanations and the answer was that she didn’t like me. I was not hurt, I wasn’t prepared, I wasn’t too stupid to understand: she just didn’t like me.

This, combined with some other general problems in school were increasing, made me to decide to leave. I enrolled in another school. After me eleven other guys in my class left for similar reasons.

At the end of the year I won the literary competition Grinzane Cavour and in Italian subject I had top marks. In the acknowledgments I put the name of the new Professor just met.

I came back to my first school only once, to show the results to the teacher who almost stop believing in myself as a writer.

Her eyes showed only the impatience of not seeing her name on that important award.

At the beginning I was exhilarated and proud to belong to the College. Since I went away I stopped to tell anyone I was studying there and to who asked me I just answered not to go there ever, waste no time in a place where the people are working destroy rather than build and think only of their own interests.

Today I am in Italy, again, but you “professors” that operated from the rooms of the Government, have already sent away many pupils who went on to win awards in “foreign institutions”.

And the look of the next impatience is not enough to bring those minds back.

I am willing to sweat more to bring up the name that represents us, and I know I am not the only one who thinks so, but it will not last long though, rather than providing the best tools, give us only more straight to pay.

 

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Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

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