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Finito o non finito?

Ho fatto questo disegno.
Un amico l’ha visto e mi ha chiesto: “Ma è finito?”
Non ho risposto.

Ognuno di noi ha una lista infinita di cose da finire.

Ci sono persone che devono concludere tutto fino all’ultimo puntino perché sennò non si sentono tranquilli ed altri che iniziano mille cose contemporaneamente e non ne chiudono neanche una.
È la differenza tra chi non esce la sera perché ha iniziato a pulire casa e non può andar via fino a che ogni singolo angolo nascosto non splende e chi svuota l’armadio per il cambio di stagione e poi dorme una settimana sommerso da piumoni e costumi da bagno.
Chi arriva in ritardo a un appuntamento importante perché deve piastrarsi i capelli fino all’ultima piccola ciocca e chi inizia a farsi la ceretta completa e finisce a malapena il polpaccio andandosene orgogliosa perché almeno ha fatto quello. Cosce e inguine possono aspettare.

Alcune persone ti stimano se fai una cosa sola fatta bene.
Altre ti elogiano se perdono il conto di quante ne fai.

Finire ciò che si è iniziato non è da tutti.

Ho un’amica che riesce ad andare a letto ogni sera avendo fatto la spesa, risposto a tutte le mail, essendosi allenata per un’ora; avendo preso i bambini a scuola, dipinto un quadro per intero, organizzato una festa a sorpresa, visto l’ultima puntata di Dr. House e il telegiornale, entrambi, per intero, dopo cena; raccolto i fondi per un progetto in Congo e scritto una lettera alle Nazioni Unite, firmata e messa nella busta.

Ho un’altra amica, invece, che si emoziona quando finisce il bagno schiuma. Lo riempie d’acqua per usarlo fino all’ultima goccia e lo butta con eccitazione: è l’unica cosa che riesce a finire.

Tutti quanti sappiamo che ci sono cose che finiscono subito, troppo presto!
Chi di noi non ha mai visto una serie tv o letto un libro che è finito all’improvviso, quando meno te lo aspetti, e ti ha lasciato un senso di nostalgia devastante addosso.
Quel massaggio o quella vacanza che ti rilassano, ma non troppo, perché sai che stanno già per finire, che durano troppo poco.

E cose che non finiscono mai!
Pensa allo smalto nero che hai comprato e che dopo un anno è a malapena a metà. E quel colore neanche ti piace più, ma ti senti in colpa a comprarne un altro, perché sai che diventeranno tutti dei secchi, sprecati, oggetti di antiquariato.
O il barattolo di zucchero da 1,5 kg che hai comprato a sconto e che usi un cucchiaino alla volta. Quando viene un ospite. Perché tu, il caffè, lo prendi amaro. E sai che se un giorno lo finirai, allora tutto sarà possibile. Allora ogni progetto lasciato in sospeso negli anni potrà essere portato a termine.

C’è chi di ciò che è incompiuto ne fa una vergogna e chi del non-finito ne ha fatto un’arte.

Nel ‘400, Michelangelo Buonarroti, crea delle opere che lascia volutamente abbozzate o incompiute
A metà dell’800 troviamo James Drummond con il “Ritorno di Mary Stuart a Edinburgo” che sembra lasciato a metà, quando invece, il pittore omise intenzionalmente di dipingere la testa di Mary sugli abiti sontuosi per ironizzare sul fatto che la pretendente al trono inglese, molta testa non l’avesse neanche prima che le venisse tagliata dai ministri di Elisabetta I.
Antonio Gaudì costruisce, all’inizio del’ ‘900, la Sagrada Familia, opera incompiuta per una precisa scelta architettonica, opera aperta, tappa di un processo artistico e psicologico in continuo divenire.
Al giorno d’oggi, sono sempre di più i registi che finiscono un film lasciandolo in sospeso, non definendo esplicitamente cosa succede al protagonista, come e se la storia si chiude.

Ognuno di noi è libero di pensarla come vuole su questo argomento, di arrabbiarsi con un autore o contribuire a scrivere una conclusione personale.

Il problema è che per discutere dei “finali” bisogna prima pensare agli “inizi”.

Troppe volte, non iniziamo qualcosa per paura.
Paura che finisca o paura che non finisca mai.
Sempre più storie d’amore non iniziano perché si teme che finiranno.
Sempre più progetti concreti restano sogni perché si teme di non saperli portare a compimento.

Goethe diceva: “Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia.”

Qualunque sia la conclusione, che ci sia o che non ci sia, che la daremo noi o qualcun altro, che arrivi oggi o tra molti anni, credo fortemente che intanto, adesso dovremmo riiniziare ad iniziare!

Pubblicato da chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

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