La doppia faccia dell’Australia in 3 facce – The double face of Australia in three faces

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Mi chiamo Ashley e amo fare sesso. Non amo l’amore. O forse mi piace in linea generale, ma è troppo faticoso da gestire. Ho una bambina di cinque anni. Ne avevo venti appena compiuti quando sono rimasta incinta. La amo con tutta me stessa, ma credo non sia frutto di quel sentimento tanto declamato. Sono australiana. Casa mia e’ in un piccolo paesino di campagna nel Victoria; la mia bambina è lì e anche il padre abita nella stessa zona.

Sono venuta a Melbourne a cercare lavoro, ma qui in ostello, impegnarsi a cercarlo, e’ difficile davvero: ce ne sono troppi di ragazzi carini. Ce ne sono troppi di ragazzi in generale. E io la notte non dormo. E la mattina non mi sveglio. E quando mi sveglio ho ancora voglia di stare con lui, quello della notte precedente, per godermelo fino in fondo prima che parta, prima di legarmi a qualcun altro. Sophie mi ha guardata perplessa stamattina, e credo di sapere perché: mi sono svegliata con una ragazza nel mio letto e lei mi ha vista. Dormiva proprio di fronte a noi. Ci ha osservate avvinghiate e ha ripensato a tutte quelle volte che la baciavo la mattina sulla guancia e che parlavo di invitarla a far serata insieme a me. E a stare insieme. Fino alla fine. Pensava che scherzassi, lei. Credo abbia appena capito che non era cosi’. Credo si sia resa conto che amo fare sesso e non importa con chi. Non saprei dire perché mi piacciono sia uomini che donne; forse ho solo bisogno di qualcuno accanto a me.

Mi trovano in forma gli altri, qui nell’ostello. Non pensano che sia carina, ma se passo le notti in questo modo dimostro di saperci fare, di sapermi godere la vita. Oggi l’ho abbracciata, Sophie. In quello sguardo di prima mattina mi sono messa a nudo più di tutte le volte che mi sono spogliata fino in fondo; le ho rivelato quello che facevo, chi ero davvero. Mi ha visto in tutti questi giorni con le persone più’ disparate. L’ho abbracciata perché in quello sguardo di prima mattina mi sono sentita amata. Mi aspettavo un giudizio, o un sorriso disgustato, invece non c’è stato. Mi sono sentita bene. Credo che l’amore, per quanto faticoso, sia davvero bello. Credo che amare qualcuno sia prendersi cura di lui. E lo stesso dovrebbe valere con se stessi: prendersi cura di quello che siamo e del corpo che abbiamo. Ho pensato al desiderio che soddisfo con chiunque e, fermandomi a riflettere in quegli occhi spalancati, ho capito che in fondo, ciò’ che mi fa stare bene in mezzo alle lenzuola conosciute da tanti, è la carezza di qualcuno che ogni volta spero di nascosto rimanga accanto a me. Mi chiamo Ashley eamo fare sesso. Ho pensato a quel godere ripetuto e alla mancanza di sorrisi nelle ore successive. Forse ciò che mi fa stare bene non è così lontano. Forse è stato accanto a me per tanto tempo e non ho avuto mai il coraggio di guardarlo. Forse dovrei imparare che nella vita è necessario scegliere prima di sperare. È necessario smettere prima di iniziare. E’ necessario vivere a pieno qualcosa che conta e saper rinunciare a qualcosa che, forse, così bene non fa.

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Mi chiamo Josh e non riesco ad aprire gli occhi da due ore. Sono pesanti più che mai questa mattina. Forse non è neanche mattina in realtà: non riesco a capire quanto tempo sia passato da quando mi sono sdraiato qui, non riesco a ricordare quando sia tornato a casa, né come. E non ci provo neanche, a ricordarlo. È troppo faticoso. Ricordo bene che mi sono divertito, però: ho speso tutti i soldi che avevo in tasca, ma quando si usano per divertirsi non sono mai spesi male. Non me ne pento e non mi pesa. Ho preso l’ecstasi ieri sera. Poi di nuovo. È divertente. Con quella si che vivi bene. Enjoy guys, enjoy your life. La vita è una sola e quando ti sballi così non puoi che svegliarti felice. Solo che ora non riesco a aprire gli occhi: sono ore che sono sdraiato su questo divano e credo anche che ci resterò. Pero’ penso di avere sete. Non ho fame. O forse sì. Ma prima di tutto ho sete. Me ne sono reso conto soprattutto ora: Sophie è entrata dalla porta della sala TV e mi ha guardato. Poi si è seduta accanto a me, mi ha spostato i capelli dalla fronte e mi ha chiesto come stavo. È stato allora che ho capito che avevo la gola troppo secca e le labbra screpolate. Mi ha chiesto lei per prima se volevo dell’acqua. Le ho detto di sì. Non ero da solo ieri sera. Alla festa era pieno di persone, ma io non parlo in generale: dico che non ero da solo mentre ballavo nella pista affollata. Dico che non ero da solo nel taxi mentre andavamo laggiù e non ero da solo rientrando in ostello stamattina.

Ora, invece, sono solo. Non mi sono mai mosso di qui e nessuno è venuto a trovarmi. Ho sentito due amici chiamarsi per cena, quindi credo sia ormai molto tardi. È passato più tempo di quanto pensassi. In tutte queste ore, immobile e sconvolto, nessuno degli amici su cui conto ogni giorno da quando sono qui si è fatto vivo. Sono ancora i miei migliori amici. Sono ancora la mia famiglia qui in Australia, ma oggi avevo sete. Ho appena bevuto un bicchier d’acqua pensando alla ragazza che me l’aveva appena offerto e ho iniziato a aprire gli occhi, stropicciandoli appena du questo divano. Poi li ho aperti sugli amici, sulla vita e su cosa conta davvero in un rapporto a cui vogliamo dare il peso di una pseudo relazione familiare.

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Mi chiamo Deran e stanotte ho dormito su un gradino. Sono arrivato in Australia quando avevo 15 anni. Su una nave. Dal Kuwait il viaggio e’ lungo, ma non fu la durata a spaventarmi: eravamo in mezzo all’oceano, al mare, quello vero, quando la nave su cui viaggiavamo si e’ rotta. E’ affondata, un centimetro alla volta, e con lei tutti noi. 250 persone amalgamate in un vortice di onde. 114 non ci sono più’. 114 anime uccise da false speranze. Distrutte nell’attesa dei soccorsi. Ho sognato a lungo quelle scene devastanti. Ho chiuso gli occhi ogni notte, per ore, rivivendo quei momenti assurdi. Mi sono tagliato. Mi sono tagliato le braccia da solo tutte le sere. Ho guardato il mio sangue e sono stato meglio. Mi faceva stare bene. Vedevo il loro sangue e i loro pianti espandersi nel mare. Poi vedevo il mio e mi sentivo meno in colpa per essermi salvato. Sono arrivato a Melbourne e ho lavorato come chef. Quando ho perso il lavoro il Governo ha iniziato a inviarmi dei soldi: 400$ ogni due settimane. Ho iniziato a fumare seriamente. Ho provato la mariuana sintetica la prima volta quando avevo 15 anni, appena arrivato. Ora ne ho 18 e ho speso ogni singolo centesimo inviatomi dallo Stato per comprare quella roba che mi esalta. Mi fa stare bene credo. Ho lasciato la mia casa: non la posso più pagare. Vivo per strada da quasi un mese e non so se ne uscirò: il mio cervello non riesce più a dire di no a quella sostanza. Con la mariuana c’entra poco: e’ tutta chimica e assuefazione. Sophie si è avvicinata a me in un pomeriggio qualunque. Stavo facendo delle barchette di carta. Mi ha chiesto se le insegnavo. È tornata il giorno dopo e poi ancora. Una sera mi ha pagato una notte in ostello: avevo bisogno di fare una doccia e cambiarmi e dormire in un letto vero. Non amo accettare gli aiuti: solo da acune persone, talvolta. Sono andato là e mi sono anche fatto la barba. La mattina dopo mi sono svegliato all’alba: non sono più’ abituato a dormire più di qualche ora. Sono tornato al solito posto, sul solito gradino. La sera seguente e’ venuta la polizia. Mi hanno portato in prigione per tre giorni: prendo i soldi del governo e questo mi impedisce di vagabondare per strada. Ma non ho imparato la lezione: appena uscito di lì sono tornato sul solito identico marciapiede. Sophie è stata dura con me: le ho detto che non riuscivo a smettere di comprare e fumare quella roba. Le ho detto che ne avevo bisogno. Non c’ha creduto. Ma ha creduto in me.

Mi chiamo Deran e stanotte ho dormito su un gradino. Per l’ultima volta.

Mi e’ arrivato lo stipendio e non l’ho speso nella droga come sempre. Sono tornato a Geelong, dove abitavo e ho pagato due settimane di affitto. Mi sono cambiato i vestiti e sono andato a cercare lavoro.


Queste sono tre delle numerose, numerosissime esperienze vissute in questi mesi australiani dove, nell’emergere di aspetti negativi, si è intravisto un angolo del vero paradiso.

Quando chiedo a chi incontro perché è venuto fin quaggiù, nella risposta più o meno articolata emerge sempre in sottofondo un desiderio di libertà. Mi sento libero perché posso drogarmi, perché sono lontano dai miei genitori, perché posso sballarmi tutte le sere, perché si guadagna bene e posso spendere ciò che voglio, perché posso vivere e godermi ogni momento. Perché posso soddisfare i miei impulsi, i miei istinti, i miei piaceri sessuali, serali, banali.

La scelta di molti nel venire in Australia sta nel voler lasciare la vita, il lavoro, la routine di casa e addentrarsi in una nuova avventura alla ricerca di sballo e felicità. Ma la libertà non è dall’altra parte del mondo, non e’ nel letto consumato di nascosto, ne’ nell’euforia dei segreti non svelati. Non è nella solitudine delle scelte quotidiane, né nell’immergersi ogni giorno in compagnie appena trovate. Non è nel vagare incessante con gli occhi aperti su una terra da scoprire, né in una pasticca che ti porta ad esplorare ogni volta un mondo nuovo. La libertà è rannicchiata all’interno di noi. Per questo può appartenere a chi non può muoversi da un letto d’ospedale o a chi è rinchiuso in una cella. La libertà di cui dicono di godere le persone che ho incontrato illudono in una confusione che porta ad allontanare quella scelta responsabile di ciò che vogliamo davvero. E qualcuno con il tempo se ne accorge. Si accorge che sta vivendo nel paradiso di chi pensa che la gioia sia frutto di soldi e leggerezza nelle responsabilità. Non condanno le singole esperienze. Non tutto e’ negativo nelle piccole grandi decisioni di chi viene fin quaggiù, ma ciò che sfugge è la direzione. L’Australia offre qualcosa che altri Paesi non hanno e forse, ciò che appare un paradiso, lo può essere davvero, ma non è una caratteristica oggettiva di questo continente. La bellezza elogiata ed aspirata è racchiusa in un luogo in fondo a questo viaggio, ma tutto ciò che trovi svanisce il suo effetto se non sai come gestirlo. Le gambe allenate non servono se non sai su che strada farle vincere una corsa. Gli oggetti migliori per una costruzione non servono a niente se non sai cosa e come edificare. Le vittorie sulle abitudini, sulle paure, sulle scommesse, sulle distanze, sulle inibizioni interne ed esterne, perdono il proprio potere se non sai dove e come orientare questa tua libertà conquistata. Il sentirsi padrone di ogni scelta impulsiva non rispecchia la vera libertà. Le porte che apre l’Australia e che attirano molte persone hanno un lungo viale da percorrere per essere varcate e il planarvi nel mezzo elogiando questo passo avventuroso non rivela la minima certezza che saprai come e dove andare. Lì è il coraggio, li è la libertà. Lì è la chiave tra chi resta e chi va: scegliere ed essere padroni di se stessi al punto di avanzare senza errori e passi falsi anche quando inciampi duramente. Quello che ho scoperto e che ho visto in molti ragazzi incontrati è che anche qui, dall’altra parte del mondo, ti puoi sentire sperso e senza un obiettivo: se non hai imparato a capire ciò che conta davvero per te, ciò che puoi definire un punto fermo, ciò che ti fa stare bene e ti rende orgoglioso di andare a letto la sera, allora non riuscirai a stare bene davvero ovunque tu sia; ti potrai distrarre, potrai vivere forti emozioni, ma sentirai sempre che manca qualcosa. Il visto scadrà, le cose cambieranno, e quando svaniranno tutte quelle distrazioni abituali ti sentirai perso, un’altra volta. Se vuoi veramente realizzarti nella vita senza lasciare solamente che le giornate passino velocemente, devi capire che il paradiso tanto elogiato non ha davvero un luogo in cui trovarlo, ma appartiene a te e al tuo modo di muoverti ogni giorno. Personalmente penso che esistano Paesi molto più belli da visitare e culture molto più interessanti da scoprire. L’Australia mi dà una sensazione di vuoto, come se fosse piena di posti e persone a cui manca una storia, una tradizione. Che vivono felici di stare bene, ma mancano di quella forza di gioia vera che scaturisce da chi affronta un dolore, una fatica, un’esperienza forte e sorride mostrando la potenza di quella felicità che esplode da dentro soprattutto quando sembra che tutto vada male. Vorrei che questo continente ancora bianco fosse riempito di qualcosa di più. Ed è forse questa la cosa più bella dell’essere qui: la possibilità di costruire su un terreno dove posano solo capanne di legno. Vorrei che tutti coloro che ho incontrato, insieme a me, si guardassero negli occhi e si chiedessero cosa in fondo conta davvero. Siamo tutti accomunati da una stessa simile esperienza. Backpakers del mondo. È in questa solitudine comune che sta la vera forza e ricchezza dell’essere qui. La possibilità di unire tutto ciò che abbiamo, le nostre passioni, le nostre storie di Paesi diversi e darci da fare. E allora la distanza dai genitori sarà ricchezza, lo zaino in spalle e il cibo condiviso insegneranno come amare, le droghe offerte dagli amici sembreranno ridicole debolezze. I soldi da giocare al casino’ preferirai non duplicarli, ma divertirti a decidere ogni giorno come spendere gli unici che hai. Le persone che camminano con te non avranno più paura di cadere perché certe che quel piccolo avanzare quotidiano si posa sulla determinazione, sull’aiuto reciproco senza condizioni e sull’Amore, che e’ la prima, unica, vera dimostrazione che sappiamo dove andare e siamo liberi davvero.

CHIARA CUMINATTO

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My name is Ashley and I love to have sex. I do not like the love. Or maybe I like it in general, but it is too hard to manage. I have a five year old daughter. I had just turned twenty when I got pregnant. I love her with all of myself, but I think it is not the result of that feeling so much declaimed. I am Australian. My house is in a small country town in Victoria; my baby is there and the father lives in the same area.

I came to Melbourne to find a job, but here in the hostel, commit myself to seeking, is really difficult: there are too many cute guys. There are too many guys in general. And I do not sleep during the night. And in the morning I do not wake up. And when I wake up I still want to be with him, the man of the previous night, to enjoy him until the end before he leaves, before I tie me to someone else. Sophie looked puzzled this morning, and I think I know why: I woke up with a girl in my bed and she saw me. She slept right in front of us. She observed clinging and thought back to all those times I kissed her on the cheek in the morning and I invited her to spend the evening with me. And to be together. Until the end. She thought I was joking. I think she just realized it was not like this. I think she realized that I love to have sex and no matter with who. I can not explain why I like both men and women; maybe I just need someone beside me.

The other people here in the hostel think that I am cool.They don’t think that I am pretty, but if I spend the nights like this I show that I know how to do it, that I know how to enjoy life. Today I hugged her, Sophie. In that piercing look so early in the morning, I showed my self neked more than all the times that I got undressed in front of someone. She saw me during this days with the most disparate people. I hugged her because in that piercing look I felt loved. I expected a judgment, or a sick smile, however there has not been. I felt good. I believe that love, no matter how difficult, is really nice. I believe that loving someone is taking care of him. And the same should apply to themselves: take care of what we are and the body we have. I thought about my abitude to go with anyone,I stop to reflect watching that eyes and I realized that in the end, what makes me feel good in the middle of the sheets known by many, is a caress. Is the gesture of someone that everytimes I hope secretly remains next to me.
My name is Ashley and I love to  have sex. I thought at that enjoy repeated and to the smiles that I never see in the next hours. Perhaps what makes me feel good is not so far. Perhaps it was next to me for so long and I never had the courage to look at that. Maybe I should learn that in life you must choose before to hope. You need to stop before you start. Is necessary to fully experience something that matters and be able to give up something that perhaps is not so well.

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My name is Josh and I can not open my eyes for two hours. They are more than ever heavy this morning. Maybe it’s not even really morning: I can not understand how much time has passed since I lie here, I can not remember when I returned home, or how. And I do not even try to remember. It’s too tiring. I remember well that I enjoyed, though: I spent all the money in my pocket, but when you use it to have fun, are never spent badly. I do not regret it and I do not mind. I took ecstasy last night. Then again. It is funny. With that is that good living. Enjoy guys, enjoy your life. Life is one, and when you go bust so that you can not wake up unhappy. The only problem is that now I can not open my eyes: are few hours that I am lying on the couch and I also think that I will still stay here. But I think I am thirsty. I’m not hungry. Or maybe yes. But first of all I am thirsty. I realized especially now: Sophie came from the TV room door and looked at me. Then she sat beside me, wrapped my hair from my forehead and asked me how I was. It was then that I realized that I was too parched and chapped lips. She asked me before that I could said something I wanted water. I said yes. I was not alone last night. At the party it was full of people, but I do not speak in general: I say that I was not alone while I was dancing in the crowded floor. I say that I was not alone in the taxi as we went down there and I was not alone returning to the hostel this morning.

Now, however, I am alone. I never moved from here and no one came to see me. I heard two friends called for dinner, so I think it is now very late. I spent more time than I thought. In all these hours, still and shocked, none of the friends on whose behalf every day since I came here showed up. They are still my best friends. They are still my family here in Australia, but today I was thirsty. I just drank a glass of water thinking about the girl who had just offered me and I started to open my eyes, here, on the sofa. Then I opened them on my friends, on life and on what really matters in a relationship to which we want to give the weight of a family relationship.images-9

My name Deran, and last night I slept on a step. I arrived in Australia when I was 15 yo. On a ship. From Kuwait is a long journey, but it was not the time to scare me: we were in the middle of the ocean, the sea, the real one, when the ship on which we were aboard was sinking. It started to go under, inch by inch, and with it all of us. 250 people blended in a vortex of waves. 114 there are no more. 114 souls killed by false hopes. Destroyed in expectation of relief. I have long dreamed of the devastating scenes. I closed my eyes every night, for hours, reliving those absurd moments. I cut myself. I cut my arms alone every night. I looked at my blood and I’ve been better. It made me feel good. I saw their blood and their cries expand into the sea. Then I saw mine and I felt less guilty for having survived. I arrived in Melbourne and I started to work like a chef. When I lost my job the government begun to send me some money: $400 every two weeks. I started smoking seriously. I tried the synthetic marijuana the first time when I was 15, just arrived. Now I’m 18 and I have spent every penny sent to me by the State to buy this stuff that excites me. It makes me feel good I think. I left my house: I can not pay it anymore. I am living on the street for almost a month and I do not know if I will ever change it: my brain is no longer able to say “no” to that substance. This drug has just the name in common with the normal mariuana: it is actually a chemical. Sophie approached me one afternoon. I was making paper boats. She asked me if I could teach her. She came back the next day and again. One evening she paid me one night in the hostel: I needed to take a shower and get changed and sleep in a real bed. I do not like to accept aid: only acune people, sometimes. I went there and I even shaved. The next morning I woke up at 5am: I can not sleep more than a few hours. I went back to the same place, on the usual step. The next night, the police arrived at the street. They took me to the prison for three days: I take the money from the government and this prevents me from wandering on the streets. But I have not learned the lesson: just come out of there I returned on the same sidewalk. Sophie was strong with me: I said that I could not stop buying and smoking synthetic mariuana. I told her that I needed. She did not believe in that. But she believed in me.

My name is Deran, and last night I slept on a step. For the last time.

I got the money from the government and I did not spend it in drug as usual. I went back to Geelong, where I lived and I paid two weeks rent. I changed clothes and went to look for a job.


These are three of the many, countless experiences in these months where Australians, in the emergence of negative aspects, have glimpsed a corner of paradise.

When I ask to the guys that I meet why they came down here, in more or less every  answer im given it emerges always an underlying desire for freedom. I feel free because I can drug me, because I’m away from my parents, because I can get high every night, because I earn well and I can spend what I want, because I can live and enjoy every moment. Because I can satisfy my impulses, my instincts, my sexual, evening, trivial pleasures.

The choice of many people to come to Australia is in wanting to leave the life, the job, the home routine and delve into a new adventure in search of highs and happiness. But freedom is not in the other side of the world, is not in the bed consumed in secret, is not in the euphoria of undisclosed secrets. It is not in the solitude of daily choices, or in the  days spent in companies just found. It is not in endless wandering with eyes open on a land to be discovered, or in a tablet that takes you to explore every time a new world. Freedom is curled up inside of us. This is why it can belong to who can not move from a hospital bed, or to who is locked up in a cell. The people that I met speak about a freedom that they enjoy but that actually push themselves into a confusion that leads to dismiss the responsible choice of what we really want. And someone with time one notices. He realizes he is living in the paradise of those who think that joy is the fruit of money and lightness in responsibilities. I do not condemn the individual experiences. Not everything is negative in the small and big decisions of who comes down here, but what escapes is the direction. Australia offers something that other countries do not have and perhaps what appears a paradise, it can really be, but it is not an objective feature of this continent. It praised the beauty and sucked is enclosed in a place at the end of this trip, but everything has its effect wears off if you do not know how to handle it. The trained legs are not useful  if you do not know on which way to make them win a race. The best materials for a building are useless if you don’t know what and how to build. The victories on the habits, fears, betting, distances, on internal and external inhibitions, they lose their power if you do not know where and how to orient this freedom that you won. The feel in control of every impulsive choice does not reflect the true freedom. The doors that Australia open and that attract many people have a long driveway to go to be crossed. If you just go in ​​the middle of this adventure without a reason, you will not know how and where to go. Here is the courage, here is the freedom. There is the key of who stays and who goes: choose and be masters of themselves to the point of advance without mistakes and false steps even when you stumble badly. What I discovered, and I’ve seen in many guys that I met is that even here, on the other side of the world, you can feel dispersed and without a goal: If you did not learn to understand what really matters to you, what you can define a full stop, what makes you feel good and makes you proud to go to bed at night, then you will
not be able to really feel good wherever you are; you will be able to distract you, you will experience strong emotions, but always feel that something is missing. The visa will expire, things will change, and when will vanish all the usual distractions you will feel lost, again. If you really want to fulfill yourself in life without only letting the days pass quickly, you have to understand that the paradise they praised is not really a place to find it, but it belongs to you and the way you move every day. Personally I think there are much more beautiful countries to visit and much more interesting cultures to discover. Australia gives me a feeling of emptiness, as if it were full of places and people who lack a history, a tradition. Living happy to feel good, but they lack the strength of true joy that comes from the face of who had a pain, an hard, a strong experience and smiles showing the power of that happiness exploding from inside especially when it seems that everything goes wrong. I would like that this continent still white was filled with something more. And this is perhaps the best thing about being here: the possibility of building on land where only pose wooden huts. I would like all the people I met, together with me, they looked each other in the eyes and asked themselves what really matters at the end. We are all united by a common similar experience. Backpakers of the world. It is common in this solitude that is the true strength and wealth of being here. The ability to combine everything we have, our passions, our stories from different countries and get to work. And, like this the distance from parents will be wealth, the knapsack on his back and shared food will teach how to love, drugs offered by friends seem ridiculous weaknesses. The money to play at the casino you will prefer not to duplicate them, but enjoy every day to decide how to spend the only ones you have. People who walk with you will no longer afraid of falling because certain that that little progress daily rests on the determination, on mutual aid without conditions and on Love, and that is the first, only real proof that we know where to go and we are truly free.

CHIARA CUMINATTO

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Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

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2 commenti su “La doppia faccia dell’Australia in 3 facce – The double face of Australia in three faces

  1. Bel post di cui apprezzo molto il messaggio.
    Tuttavia non condivido pienamente il tuo giudizio sull’Australia, quando dici che le persone “mancano di quella forza di gioia vera che scaturisce da chi affronta un dolore, una fatica, un’esperienza forte e sorride mostrando la potenza di quella felicità che esplode da dentro soprattutto quando sembra che tutto vada male”.
    La realta’ dei backpackers e’ ben diversa dalla realta’ degli australiani, e degli immigrati soprattutto. Qualsiasi immigrato o pretendente tale potra’ raccontare di dolore e fatica. Obettivi e determinazione.
    Si, l’Australia e’ come una tela colorata a pastello, a cui mancano ore di lavoro per completare il quadro e renderlo incantevole. Ma e’ solo perche’ il pittore ha iniziato da poco. Ci vuole tempo. Ma le avventure sconclusionate dei viaggiatori senza meta sono cose a se’.
    Ciao!
    F

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