Non giovedì santo,ma giovedì uomo. – Not an holy Thursday, but a “man” Thursday.

Il giovedì santo è il giorno in cui, per i cristiani, inizia il triduo pasquale.

Per chi crede queste sono ore importanti, ricche di significati veri da vivere a pieno, non come simboli da ripetere in un rituale, ma come esperienze concrete da fare proprie e riscoprire davvero.

Prima di essere cristiani bisogna però essere uomini e credo che ciò su cui questo giorno richiama l’attenzione debba interrogarci tutti, in quanto esseri umani che, spero, aspirano a vivere come uomini veri. Credenti o meno.

Tre sono i giorni che mancano alla Pasqua e tre sono i segni importanti racchiusi in questo Giovedì particolare.

Il primo è quello della lavanda dei piedi: Gesù si mette in ginocchio davanti ai discepoli e gli lava i piedi. Compie un gesto d’amore che non è scontato: è il loro Maestro e nessuno si aspetta che si abbassi di fronte a loro, che diventi così umile da fare qualcosa che solo l’ultimo dei servi farebbe, qualcosa che neanche loro, tra amici, penserebbero di provare, qualcosa che stupisce e che li fa sentire amati senza meritarlo.

Qualche giorno fa ho vissuto un’esperienza in cui mi sono trovata a chiedere com’è che si deve amare: parlando con un ragazzo ci siamo domandati come dovremmo comportarci in una storia che finisce, quali sono le cose da dire mentre un rapporto si rompe, quando è il momento andarsene, quando di chiedere scusa, quando di stare in silenzio. Ci siamo chiesti cosa è giusto fare.

Ho risposto che esistono regole generali del mondo: dicono di non vedersi più per un po’, di farsi valere, di pensare a se stessi, di ridere, di piangere e di lasciarsi andare. Dicono di far uscire l’orgoglio, di sfogarsi con gli amici, di pensare a chi stiamo perdendo e di pensarne male.

Il mio motto è “nel dubbio, ama”, ma non è sempre facile capire quale sia la scelta d’amore, quale sia l’opzione che unisce l’amore per se stessi e quello per gli altri, quale sia il punto d’incontro tra dare un perdono e il farsi valere.

Tutte le reazioni elencate avrebbero una giustificazione plausibile a cui aggrapparsi; non potrei mai giudicare male chi le segue convinto, ma quella sera ho voluto andare contro questi schemi, ho voluto osare un abbraccio che soffocasse l’orgoglio, ho voluto donare un sorriso dove un pianto di rabbia sarebbe stato compreso, ho voluto provare a stupire. E mi sono stupita io.

Nei rapporti di ogni tipo, in famiglia, tra amici, a lavoro, siamo chiamati ad amare, perché un Uomo che non ama non può ritenersi tale.

Credo che questo giovedì debba stimolarci ad andare fuori dagli schemi, a non standardizzarci su regole preimpostate che, seppur appoggiate dalla folla, forse non meritano tutta questa fiducia.

Chi ama davvero sa inventare, sa stupire in positivo, sa guardare oltre.

In quel gesto di Gesù è racchiuso lo stupore del mettersi a servizio dell’Altro. Del farsi ultimi tra gli ultimi. Del riscoprire l’umiltà.

Credenti o non credenti, dobbiamo inventare, amare, osare, stupire. Dobbiamo stupirci di noi. Dobbiamo fidarci e diventare pian piano l’Uomo che siamo.

Il secondo segno di questa giornata è l’eucarestia.

È l’ultima cena e Gesù spezza il pane e si fa cibo per chi è con lui.

È un gesto che unisce e riunisce. È uno stimolo a stare insieme mettendo al centro le cose importanti.

Credo che questo debba spingerci a tornare uniti, a volerci bene, a non dividerci nei gruppi, a non escludere, ma a chiamare.

Uno spezzare che mette insieme.

Siamo abituati a pensare che il tenere intatto ciò che abbiamo ci salvaguardi dal rovinarci, ma non è così; ho provato a dare una parte di ciò che avevo, a prendere i disegni che avevo fatto con fatica, su cui avevo lavorato ore e che tenevo insieme in un album speciale e li ho regalati a chi era più giusto in quel momento. Uno per uno.

Non avrei mai voluto dividerli da quel raccoglitore, ma l’ho fatto, e da quella divisione sono nate le unioni più belle. Sono nati rapporti inaspettati.

Tante volte teniamo stretti gli oggetti e allontaniamo le persone. Credo che in questo Giovedì particolare dobbiamo chiederci se non sia più giusto abbandonare le ricchezze materiali e riscoprire le bellezze di chi abbiamo intorno, senza discriminazione.

Il terzo simbolo di questo giorno è la nascita del sacerdozio.

Credo che questo racchiuda i due precedenti: la figura del sacerdote dovrebbe essere un esempio per tutti, credenti e non.

Prendiamo spunto da questo per vivere in prima persona le caratteristiche che li rendono tali e che, purtroppo, non tutti tirano fuori.

Prendiamo esempio diventando esempio noi per primi.

Il servizio per gli altri, l’umiltà, l’essere uniti.

Impariamo di nuovo a stare insieme, a riunirci ad una cena, mettendo al centro quel servizio improvvisato che stupisce e che riunisce. A dividere il pasto che mangiamo e a invitare chi vorremmo lasciar fuori.

Siamo Uomini, puntiamo ad esserlo, da oggi in poi!

Chiara Cuminatto

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Holy Thursday is the day in which, for Christians, begins the Easter Triduum.

For the beliver these are important hours, full of true meanings of full life, not symbols to be repeated in a ritual, but as a concrete experience to take and discover again.

Before being Christians, however, we must be men and I think that we all should ask ourselves something about what this day calls attention, because we are all humans that, I hope, aspire to live like real men. Believers or not.

There are three days left until Easter and there are three important signs enclosed in this particular Thursday.

The first is the washing of the feet, Jesus kneels before the disciples and washes his feet. He commits an act of love that is not obvious: it is their Master and no one expects it falling in front of them, to become humble enough to do something that only the last of the servants would do, something that even they, among friends, wouldn’t think to try, something amazing and that makes them feel loved without deserving.

A few days ago I had an experience in which I found myself asking how is it that you have to love: talking to a guy we wondered how we should behave in a story that ends, what are the things to say while a relationship breaks when it’s time to go, when to apologize, when to be quiet. We asked ourselves what is right to do.

I replied that there are general rules of the world say that thay can not see each other again for a while ‘, to assert themselves, to think for themselves, to laugh, to cry and to let go. They say they bring out the pride, to let off steam with friends, to think about who we are losing and think about that in bad way.

My favourite sentence is “when in doubt, love”, but it is not always easy to understand what the choice of love, which is the option that combines the love for yourself and one for others, what is the point of convergence between to forgive and to be assertive.

All reactions listed would have a reasonable justification to hold onto; I could never misjudge those who follow them convinced, but that night I wanted to go against these schemes, I wanted to give an hug that stifle pride, I wanted to give a smile, where a cry of anger would be understood, I wanted to try to impress. And I was surprised myself.

In relationships of all kinds, with family, with friends, at work, we are called to love, because a man who does not like can not be considered such.

I believe that this Thursday should stimulate us to go outside the box, not to standardise ourselves on preset rules which, although supported by the crowd, maybe not deserve this trust.

Who really loves knows how to invent, knows how to surprise positively, looks beyond.

In that gesture of Jesus is contained in amazement the start of the Other service. Be the last of the last. Of rediscovering the humility.

Believers or not, we have to invent, to love, to give, to amaze. We have to surprise us. We have to trust and become gradually the man that we are.

The second sign of this day is the Eucharist.

It’s the Last Supper and Jesus breaks bread and becomes food for those who are with him.

It is a gesture that unites and brings together. It is an incentive to stay together by focusing on the important things.

I think this should motivate us to get back together, to love each other, not to divide into groups, not to exclude, but to call.

A break that puts together.

We tend to think that to keep intact what we will safeguard us from ruin, but it is not like this; I tried to give a part of what I had, to take the pictures I had drawn with fatigue, I had worked hours and I kept together in a special album and I gave them to those who were more just at that moment. One by one.

I never wanted to divide them from the album, but I did, and from that division were born the most beautiful unions. They were born unexpected relationships.

So many times we hold tight objects and people move away. I think in this particular Thursday we have to ask whether it would be more correct to give up material riches and rediscover the beauty of those around us, without discrimination.

The third symbol of this day is the birth of the priesthood.

I think this encapsulates the previous two: the figure of the priest should be an example for everyone, believers or not.

We turned this experience first hand the characteristics that make them such and that, unfortunately, not all pulled out.

We take as becoming as us first.

The service for others, humility, being united.

We learn again to be together, to come together at a dinner, focusing on the makeshift service that amazes and meets. To split the meal we eat and we would like to invite those who leave out.

We are men, we aim to be, from now on!

Chiara Cuminatto

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Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

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