Viaggiatore solitario – Lonely traveler

Ti vedo, viaggiatore solitario.

Ti vedo seduto su una panchina in piena città,  sul pavimento della stazione, sulla poltrona nella sala d’attesa di un aereoporto.

Ti vedo vivere l’attesa accanto a chi in attesa ci vive.

Ti vedo correre su un asfalto consumato e camminare scalzo su sentieri sassosi.

Fermarti di fronte a un niente che ti dice tutto.

Piangere sotto la doccia calda di una casa inaspettata,

sorridere a sconosciuti con cui non parlerai e parlare a qualcuno che un giorno, altrove, conoscerai.
Ti vedo abbracciare la felpa che ti fa da cuscino, incastrare una torcia vicino al tuo letto, svegliarti all’alba con la luce del sole e slacciarti le scarpe dopo il tramonto.

Ti vedo apprezzare cose che un tempo odiavi, e irritarti per altre che prima amavi.

Non aver paura dei cambiamenti di programma, ma aver paura dei programmi che ti possono cambiare.

Ti vedo parlare di mondo e di esseri umani e ti vedo tacere di fronte a culture e individui strani.

Ti vedo cucinare accanto alla macchina dove dormi, sulla brace del fuoco in un campo isolato, con le pentole esaurite di un ostello affollato, nell’appartamento pulito di un grattacielo.

Ascoltare la gente, ascoltare te stesso.

Ti vedo fare lo zaino. E disfarlo. E rifarlo di nuovo.

Ti vedo incastrare lo spazzolino nella tasca superiore e la forchetta in una piccola fessura. E far sprofondare quella maglia che non metti mai e posare per ultimi ciabatte e maglione.

Ti vedo riconoscere al buio gli oggetti che hai, e perderli continuamente in quell’abisso sconfinato rinchiuso in valigia.

Ti vedo sopportare il freddo, il caldo, la pioggia, il vento, la mancanza di un pasto caldo, di una televisione, di un tavolino, di un bagno vero, di un vestito elegante, di uno specchio grande, di una presa di corrente, di un libro nuovo, del tuo divano.

Avere male alle mani sotto l’acqua ghiacciata di una fontana, sudare e non poterti lavare, non riuscire a dormire per insetti, luci accese e persone che russano accanto a te.

E ti vedo farlo senza problemi, senza lamenti, non te ne accorgi neanche.

Ti vedo pensare agli amici incontrati nel mondo e sapere che non ti capiscono davvero perche’ ti hanno appena conosciuto.

E ti vedo pensare agli amici di sempre, lontani, e sapere che non ti capiscono davvero perche’ non conoscono a pieno quel mondo.

Ti vedo stringere forte un portachiavi, accarezzare una foto, leggere un biglietto per l’ennesima volta, indossare una maglietta troppo larga per te.

Ti vedo svuotarti e riempirti aggrappato a questi oggetti, perché sono la cosa più preziosa che hai. Sono la sorpresa, l’affetto, la pace, la forza, il perdono, il coraggio, la speranza, la certezza, la delicata potenza dell’Amore che tutto può.

Ti vedo in questo specchio in cui non vuoi guardarti, vedo il contorno del tuo viso, i lineamenti del corpo che ti appartiene, i confini di ciò che sei.

Ti vedo abbassare gli occhi perché a te, i contorni, danno fastidio al cuore; perché tu, le linee, non le vuoi sfiorare e i confini, di qualunque tipo siano, non li puoi accettare.

Ti vedo mentre rifiuti di osservare, perché tu, viaggiatore solitario, sai bene che in quel riflesso c’è lo sguardo di chi non ha segreti, di chi sa tutto di te, di chi era nel deserto, in mezzo al mare, nelle lenzuola dove hai riso e pianto in silenzio. Era dall’altro lato dell’obiettivo quando scattavi le foto, di fronte allo schermo quando inviavi i messaggi  non sapendo che dire, insieme a te in ogni singolo istante.

È il riflesso di chi ti sfida a partire per un viaggio dove ciò che stupisce il mondo non basta più. Dove le tue rinuncie, le tue avventure, le tue bellezze, tutto ciò che hai fatto e che sai fare viene meno.

È un viaggio dove i confini che hai frantumato con grinta perdono di senso se non hai posizionato quella forma ben delineata che fa parte di te, nello spazio che solo la tua persona potrà mai riempire perfettamente.

E solo allora, se lo farai, ti vedrai anche tu.


LONELY TRAVELER

I see you, lonely traveler,

I see you sitting on a bench in the city, on the floor at the train station, on the armchair in the waiting room of an airport.

I see you living the waiting next to those who are living just waiting.

I see you running on a worn asphalt and walking barefoot on dirt paths. Stopping in front of nothing that tells you everything. Crying under the warm shower of an unexpected home, smiling to someone you never met before and do not talk and talk to someone who someday, elsewhere, you will meet again. I see you hugging the sweatshirt that you use as a pillow, sticking a flashlight near your bed, waking up at sunrise with sunlight, and untie your shoes after sunset.

To appreciate things that you could not bear before, and to be irritate because of others you was loving before.

Do not be afraid of programs that change, but be afraid of programs that can change you.

I see you talking about the world and about humans. I see you be silent in front of countries and cultures. Cooking in front of the car where you was sleeping, on the fire in an isolated field, with the broken pots of a crowded hostel, in the clean apartment of a skyscraper. Chatting with people, chatting with yourself.

I see you backpacking. And throw it off. And do it again. I see you inserting your toothbrush into the top pocket and the fork into a small slot on the side. And slip down that t-shirt that you never wear and lay for last slippers and sweater.

I see you recognizing the objects you have also in the dark, and losing them continually in that infinite abyss locked in a suitcase.

I see you withstand cold, hot, rain, wind, a lack of a hot meal, a television, a coffee table, a real bath, an elegant dress, a large mirror, a socket, a new book, your sofa. Having pain in the hands under the icy water of a fountain, sweating and not being able to wash yourself, can not sleep for insects, lit lights, and snoring people beside you. And I see you doing all this without problems, no laments, you do not even notice much.

I see you thinking about friends you met around the world and know that they do not really understand your feeling because they do not know you. And I see you thinking about your best friends, far away, and knowing they do not really understand your feeling because they do not know the world.

I see you sticking a keychain tight, caressing a picture, reading a note again and again, wearing a t-shirt too large for you.

I see you emptying and filling you cling to these odd objects, because they are the most precious thing you have. They are the surprise, the affection, the peace, the strength, the forgiveness, the courage, the hope, the certainty, the delicate power of love that everything can.

I see you in this mirror you do not want to look at, I see the contour of your face, the features of your body, the boundaries of what you are. I see you lower your eyes because to you, outlines, annoy your heart, lines, you do not want to touch them, and, the boundaries of whatever type they are, you can not accept them.

I see you as you refuse to see, because you, a solitary traveler, know well that in that reflection there is the look of those who have no secrets, who knows all about you, who was in the desert, in the middle of the sea, in the sheets where you laughed and weep in silence.

It was on the other side of the lens when you took a picture, in front of the screen when sent messages, not knowing what to say, with you at every single moment.

It is the reflection of who challenges you to go on a journey where what is amazed by the world is not enough anymore. Where yours renounce, your adventures, your beauties, everything you have done and you know how to do does not work anymore.

It is a journey where the borders you have shredded with grin lose meaning if you have not positioned that well-outlined form that is part of you, in the space that only your person will ever fill in perfectly.

And only then, if you do this, you will see yourself.

English-Italian , , , , , , , , , , , , , , , ,

Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

Precedente Etichette, biscotti, persone- Labels, cookies, people. Successivo Fertilità - Fertility

Lascia un commento