Lettera a un amico pessimista. Dovremmo addormentarci col motore acceso. – We should be go to sleep with the motor on. A letter to a pessimist friend.

FB_IMG_1454809081614 Lettera a un amico pessimista. Dovremmo addormentarci col motore acceso

Ciao David, amico mio, mi hai chiesto di scriverti una lettera ed eccomi qua. Sono partita quasi due mesi fa con la mia pazzia, una penna e il ciondolo che porto sempre al collo nei miei viaggi: quella moneta su cui mio fratello ha fatto incidere un veliero, il mio simbolo, derivato dall’ idea che ogni persona può paragonarsi a un tipo d’imbarcazione se impara a guardarsi allo specchio e a dare un nome alle caratteristiche che lo rappresentano.
Il veliero è forte, determinato, può affrontare senza problemi il mare aperto, ma è anche manovrato da tante persone diverse che hanno i compiti più variati e tra le quali basta che anche una sola smetta di lavorare che tutta quella immensa potenza si ferma. Così, anch’io, ho il potere di andare ovunque; ho forza e determinazione, ma necessito di un equilibrio costante per poter viaggiare; porto dentro elementi precisi che, se smettono di funzionare, mi bloccano completamente. Sono arrivata a Melbourne in pieno inverno. Sai che mi adatto molto, ma il freddo, quando sei fuori casa e appena arrivato non aiuta.
Un esempio di qualcosa di cui ho sempre sentito il bisogno per stare bene e che mi manca è lo sport. Te mi puoi capire: andare a letto la sera e non riuscire a dormire perché da un’intera settimana non hai avuto modo di allenarti. Sentirne il bisogno ma non perseguirlo perché tutto il tempo che hai a disposizione, quando arrivi in un mondo nuovo, lo devi impiegare a cercare lavoro, trovare una casa, risparmiare i soldi, parlare con la gente, capire come agire. E così inizi a fare i conti con quelle che sono le tue priorità, ciò che ti fa star bene, e ti poni di fronte a una scelta quotidiana, a una sfida con te stesso e con le tue preoccupazioni. Ti trovi a combattere con l’assenza improvvisa della quotidianità; di quegli elementi che avevi posto in perfetta sintonia per stare bene e che, decidendo di partire, accetti di sconvolgere del tutto e faticare per riaverli al proprio posto.
Ho fatto questa scelta. Un’altra volta. Ma ogni viaggio ha qualcosa di nuovo. Dicono che andare lontano da casa faccia crescere: io credo che tutte le esperienze, anche le più piccole, possano farti maturare se vissute nel modo giusto, come molti viaggi riempiono solo in apparenza se non sappiamo come accogliere e imparare.
Così sono partita, di nuovo, con la voglia di diventare adulta, ancora di più. E un adulto è chi sa prendere in mano la vita senza subirla passivamente. Incontro tanti ragazzi ogni giorno che impegnano il proprio tempo in episodi in superficie e lasciano trascorrere lei ore soffocati da uno sballo ripetuto.
Sai quanto amo uscire, fare pazzie, improvvisare ogni tipo di assurdità, ridere, scherzare, ma non credo che vorrei mai scivolare in una vita che comprenda solo questo. Credo sia necessario diventare grandi e questo non coincide con l essere noiosi o privi di divertimento. Un adulto è colui che non subisce le giornate, il lavoro, le persone, ma prende coscienza della propria esistenza, sa fermarsi nelle nostre corse senza tempo e osservare chi è. Sa smettere di dipingere per prendersi il tempo di allontanarsi e osservare a distanza ciò che ha appena disegnato.
Sto diventando adulta, amico mio.
Ho imparato a fermarmi, ad allontanarmi e ad osservare ciò che ho fatto, ciò che sto creando, ciò che sto facendo di una vita che ho il potere di gestire. E in questo esercizio che compio ogni sera ho capito come essere serena. Mi sono allenata tanto e continuo a farlo: ogni volta che affronto qualcosa che mi fa star male, innervosire, che sconvolge quegli elementi basilari su cui posa il mio equilibrio, su cui viaggia il mio veliero, mi allontano e osservo tutto nell’insieme, ridando così la giusta proporzione a ciò che ha avuto, anche solo per un istante, il potere di togliermi il sorriso.
Credo che tutti noi, velieri, motoscafi, navi da crociera, zattere, gommoni, abbiamo le nostre debolezze, ma spesso lasciamo che piccole onde o malfunzionamenti ci facciano affondare solo perché giunti all’improvviso o perché sono qualcosa a cui non siamo abituati. Tante volte ho smesso di sorridere perché non avevo accanto ciò che avrei voluto, perché non avevo potuto fare durante il giorno ciò che mi rilassa, perché avevo dovuto rinunciare a qualcosa di importante.
Due delle mie più grandi passioni sono i viaggi e le persone ed entrambe mi hanno portato a staccarmi dalle certezze di casa e a creare sempre più legami con chiunque incontrassi. E quando, invece di passare solo accanto alla gente, ti trovi a parlare con loro, a chiedergli aiuto, a cercare un amico, impari a scoprire in ogni essere umano qualcuno da amare. Impari vedere nell’uomo ubriaco qualcuno che vuole parlare. Inizi a capire che dietro il collega scontroso ci sei te la settimana precedente quando invece di aiutarlo gli hai risposto da arrogante. Riscopri nel ragazzo in ostello che ti chiede l’ultimo biscotto che hai, l’immagine di quando avevi fame e una donna appena conosciuta ha condiviso con te ciò che aveva cucinato senza neanche chiederti chi eri.
E in questa moltitudine di volti vedo tante, tantissime vite e provo ad osservarle da lontano, come faccio con la mia. E mi accorgo di come siamo piccoli di fronte all’universo. Di quanto gli anni passino veloci e di quanto questa corsa possa finire all’improvviso.
Così, da adulta, ho imparato ad essere serena.
Ogni volta che vorrei andare a letto scontenta per aver dovuto rinunciare a qualcosa che volevo fare per farne un’altra a cui ero obbligata, penso a coloro che uno sport, un hobby o un momento di relax non l’hanno mai potuto avere. Quando torno da lavoro innervosita penso a chi un lavoro non ce l’ha o fatica più di me. Quando voglio addormentarmi arrabbiata con qualcuno perché mi ha fatta stare male o mi ha delusa, penso a tutte quelle volte in cui avrei potuto fare qualcosa per un altro, ma per fretta o per fatica ho deciso di non farlo.
Due giorni fa ero a Melbourne, immersa nei pensieri su cosa fare, se cambiare città, se restare, se rischiare un’avventura, circondata dall’ansia frenetica di tutti i giorni di poter trovare un po’ di tempo libero per riuscire a ragionare e a pensare a quale fosse la decisione migliore. Poi sono passata per strada tornando da lavoro e ho visto un uomo, un senza tetto, rannicchiato da una parte con una piccola candela.
Ho chiesto il perché di quella lucina e mi ha risposto che era il suo compleanno. Così gli ho regalato un dolcino che avevo preso per la colazione del giorno dopo. Poi l’ho salutato. Poco più avanti mi sono fermata a parlare con dei ragazzi indiani che lavorano in un Kebab e, dopo aver coinvolto anche i clienti che erano a mangiare, siamo tornati insieme da quell’uomo a cantargli “happy birthday”. Ci ha ringraziato e ci ha stretto la mano. Tornando a casa ho pensato alle mie preoccupazioni continue degli ultimi giorni, ai miei desideri e alle mie insoddisfazioni. Poi ho ripensato a lui e alle scelte che affrontava ogni giorno e ai suoi desideri e ai mezzi che forse non aveva per poterli realizzare e sono andata a letto serena per aver scelto di impiegare il poco tempo libero che avevo insieme a lui e contenta di essere cresciuta ancora un po’ dal giorno precedente in quest’analisi importante sul nostro disegno di vita.
Oggi sono in un piccolo paesino del South Australia. Ho deciso un po’ all’improvviso di venire qui accettando una proposta di lavoro e lasciando quello precedente e tutti gli amici trovati.
Catapultarsi da una grande città a un piccolo campeggio desolato può essere a tratti difficile, soprattutto se scopri che l’impiego che ti avevano promesso dura solo pochi giorni. Stavo per cadere in quella trappola che porta al nervosismo, ma per fortuna mi ero allenata a lungo, così, invece di rimpiangere la moltitudine di gente con cui potevo stare vivendo in città, mi sono presa questi giorni per curare i miei rapporti con le uniche cinque persone presenti. C’è una ragazza tedesca che dorme con me. Oggi l’ho vista piangere.
Gli altri quattro non se ne sono neanche accorti. Io sì. Ho aperto la camera piano e le ho chiesto se voleva parlare. Mi ha raccontato che la farm dove aveva lavorato i mesi prima e che doveva farle avere il visto per il secondo anno in realtà non aveva l’ autorizzazione. Così entro un mese deve lasciare l’Australia e il suo sogno di restarci. Le ho detto che a volte succedono cose che non possiamo comandare, ma se dando il massimo è andata diversamente da come speravamo, forse doveva andare così. Che sicuramente c è un motivo per cui deve lasciare questo Paese; magari c’è qualcosa di ancora più bello che l’aspetta.
Si è asciugata le lacrime e ha provato a cambiare prospettiva.
Così ho pensato a Melbourne e ai locali pieni e sono andata a letto contenta di essere in questo paesino sperduto con pochissime persone perché forse, se non fossi stata qui, lei oggi sarebbe andata a letto piangendo.
La mia avventura in Australia continua e non so come andrà, ma se la vita è un viaggio come dicono da sempre allora forse è il caso di accendere il motore senza abbandonarci a quelle onde che, pur sembrando innocue, ci portano fuori rotta.
Di guardare indietro, alla terra che abbiamo lasciato e che può insegnare molto e di apprezzare chiunque incontriamo e dovunque ci troviamo perché quel posto che all’apparenza non ci piace potrebbe essere il porto più sicuro per rifare carburante e quell’uomo che sale a bordo e che ci sembra solo un peso da portare potrebbe essere un grande marinaio in grado di portarci ad esplorare aspetti esistenziali che da soli non avremmo mai trovato.
Te che ne pensi, amico pessimista?
Ci vuoi provare?

Ti abbraccio forte piccolo grande uomo.
Buonanotte, col motore acceso.

received_10153324165427933

We should be go to sleep with the motor on. A letter to a pessimist friend.

Dear David, my friend, you asked me to write you a letter and here I am. I left nearly two months ago with my madness, a pen and the pendant that I always wear on my travels: the coin that my brother asked to get engraved with a sailboat. The sailboat is my symbol and derived from the idea that every person can be compared to a type of vessel if he learns to look in the mirror and give a name to the characteristics that represent her. This kind of ship is strong, determined, can face the open sea without problems, but it is also operated by many different people who have the most varied tasks and including enough that if even one stops working, then all that immense power stops. So, too, I have the power to go anywhere; I have the strength and determination, but I need a constant balance may travel; I carry within specific evidence that, if they stop working, I lock completely. I arrived in Melbourne in mid-winter. You know that I am very adaptable, but the cold, when you’re not at home and you are alone get no help. An example of something that I have always felt the need to stay healthy and that I miss a lot is sport. You can understand me: to go to bed at night and not sleep because you couldn’t sleep for a whole week. Feel the need but do not pursue it because when you come into a new world you must spend all the time you have available to look for work, find a home, save money, talk to the people, understand how to act in the best way. There for you begin to deal with which are your priorities, like what makes you feel good, and you place yourself in front of a daily choice, in a challenge with yourself and with your concerns. You are struggling with the sudden absence of everyday life; of those items that you had placed in perfect harmony that make me feel good and that, in deciding to leave, you agree to upset completely and work hard to get them back in place. I made this choice. Again. But each trip has something new. They say that to go away from home helps you to grow up: I think that all the experiences, even the smallest, can help you to grow wiser if you live that in the right way, like many trips fill only apparently if we do not know how to welcome and learn. So I left, again, with the desire to become an adult, even more. It is an adult who can take over your life without suffering passively. I meet many guys every day who commit their time in episodes on the surface and spend hours stifled by a blast repeated. You know how I love to go out, do crazy things, improvise all kinds of nonsense, laughing, joking, but I do not think I would ever slip into a life that includes only this. I think it is necessary to become great and this does not coincide with being boring or lacking in fun. An adult is someone who does not suffer the days, the job, the people, but becoming aware of his existence, knows stopping in our timeless race and see who is him. He knows that it is important to stop painting for taking the time to get away and to remotely view what he has just drawn. I am becoming an adult, my friend. I learned to stop, to get away and to observe what I did, what I am creating, what I am doing for a life that I have the power to manage. And in this exercise I perform every night I figured out how to be serene. I trained a lot and I continue to do it: every time I face something that makes me sick, nervous, upset that those basic elements which pose my balance, where is traveling my sailboat, I walk away and I keep everything together, thereby restoring the right proportion to what had, even for a moment, the power to take my smile. I think all of us, sailboats, speedboats, cruise ships, rafts, inflatable boats, we have our weaknesses, but often we let small waves or failures make us sink just because they come suddenly or because they are not something we are used to. So many times I stopped smiling because I couldn’t have next what I wanted, because I had not been able to do during the day what relaxes me, because I had to give up something important. Two of my greatest passions are traveling and the people, and they led me to break away from the certainties of home and create more links with everyone I met. And when, instead of going only near the people, you are talking to them, asking for help, looking for a friend, you learn to discover in every human someone to love. You learn to see in a drunk man someone who wants to speak. We begin to understand that behind the grumpy collegue there is you last week when instead of help him, you were answering in arrogant way. You rediscover the guy at the hostel asking you for the last cookie you have, the picture of when you were hungry and just met a woman who shared with you what she had cooked without even asking who you were. And in this multitude of faces I see many, many lives and I try to observe them from a distance, as I do with mine. And I realize how small we are in front of the universe. How the years pass quickly, and how this race can end suddenly. So, as an adult, I learned to be calm. Every time I would go to bed unhappy at having to give up something I wanted to do when I was forced to do another, I think of those who a sport, a hobby or a relaxing moment they never could have. When I get back from work I unnerved who did not have a job or fatigue more than me. When I want to sleep angry with someone because it made me feel bad or I was disappointed, I think of all the times when I could do something for another, but to hurry or weariness, I decided not to. Two days ago I was in Melbourne, immersed in thoughts of what to do, whether to change the city, whether to stay, whether to risk an adventure, surrounded by anxiety and bustle of every day that you can find some ‘free time to be able to reason and think about what was the best decision. Then I went back to work on the street and I saw a man, a homeless, huddled on one side with a small candle. I asked the reason for that little light and he said that it was his birthday. So I gave him a piece of cake that I had taken for breakfast the next day. Then I said “goodbye” to him. A little further on I stopped to talk to the Indian boys working in a kebab and, having also involved customers who were eating, we returned together to the man to sing “happy birthday”. He thanked us and we shook hands. Returning home I thought to my ongoing concerns in recent days, my desires and my frustrations. Then I thought about him and the choices facing every day and his wishes and means that possibly had to be achieved and I went to bed serene for choosing to spend the little free time I had with him and happy to be grown a little ‘from the previous day in this analysis important to our design of life. Today I am in a small town in South Australia. I decided a little ‘suddenly coming here accepting a job offer and leaving the previous one, and all the friends found. Catapulting from a big city to a small campsite desolate at times can be difficult, especially if you understand just there that the job that they had promised is only for a few days. I was going to fall into that trap that leads to nervousness, but fortunately I had trained for a long time, so instead of regretting the multitude of people with whom I could be living in cities, I took these days to heal my relationship with the only five people present. There is a German girl who sleeps with me. Today I saw her crying. The other four did not have even noticed. I yes. I opened the bedroom door and I asked her if she wanted to talk. She explained to me that the farm where she worked few months before and had to get her a Visa for the second year actually did not have the authorization. So within a month she must leave Australia and her dream to stay here. I told her that sometimes things happen that we can not control, but if giving up was different from the way we hoped, maybe is because has to be like this. There is definitely a reason why she has to leave this country; maybe there is something even better than the expected. She dried her tears and tried to change the perspective. So I thought about Melbourne and local full and I went to bed happy to be in this remote village with very few people because maybe, if I was not here, today she would go to bed crying. My adventure in Australia continues, and I do not know how it will go, but if life is a journey as they say always then maybe it’s time to start the engine without surrender to the waves, while apparently harmless, lead us off course. To look back, to the land we left and that can teach you a lot and appreciate everyone we meet and wherever we are because that place that apparently do not like might be the safest port for fuel and redo the man who boards and there seems only a burden to bear could be a great sailor able to take us to explore aspects of existence that alone would never have found. What do you think, my pessimistic friend? do you want to try? A little hug for a big man. Good night, with the engine running.

No category , , , , , , ,

Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

Precedente EQUILIBRIO Successivo Partire...dall'origine! - To leave...from the beginning!

Lascia un commento