Serendipità

“Serendipità” è un termine che nasce nel 1754 da “Serendip”, nome persiano dello Sri Lanka.
È Horace Walpole a crearlo e usarlo per la prima volta in una lettera indirizzata a un amico che abitava a Firenze; raccontandogli di una scoperta sorprendenente fatta su un dipinto del Vasari utilizza questa parola e gliene spiega direttamente anche il significato:

<Questa scoperta, invero, è quasi di quel tipo che io definisco “serendipità”, una parola molto espressiva che, non avendo niente di meglio da raccontarti, ora mi proverò a spiegarti: la comprenderai meglio conoscendone la derivazione piuttosto che la definizione. Una volta lessi una sciocca favola intitolata “I tre principi di Serendippo”. Mentre le loro altezze reali erano in viaggio facevano sempre nuove scoperte, grazie a vari accidenti e alla loro sagacia, di cose che non stavano cercando: uno di loro, per esempio, scoprì che un mulo orbo di un occhio aveva percorso la loro stessa strada poco tempo prima solamente perché l’erba [che cresceva sui due lati della strada] era stata mangiata solo sul lato sinistro […]>

La fiaba persiana a cui Walpole fa riferimento parla di tre principi, figli del re di Serendip,i quali incontrano, nei loro viaggi, occasioni e scoperte improvvise che li portano ad arricchirsi ed anche a salvarsi la vita.

Serendipità.
Oggi con questa parola indichiamo scoperte casuali, dovute a coincidenze incalcolabili, ma all’origine non era solo questo.
Ciò che i principi della fiaba scoprono nasce dall’arguzia, dall’attenzione, dal saper guardare con gli occhi giusti i dettagli di ciò che incontrano: quando indovinano le caratteristiche di un mulo che non hanno mai visto, (un cammello nella versione italiana di Cristoforo Armeno) lo fanno perché colgono gli indizi col ragionamento, non perché tirano a caso aiutati dalla fortuna.

“Il caso non esiste, e ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde” (Friedrich Schiller).

Non stavano cercando ricchezza, né fama, né, sicuramente, un cammello, ma trovano tutto questo, cercando altro.
La casualità è, quindi, parte integrante della serendipità, ma non da sola.
Cercare qualcosa e trovare qualcos’altro, qualcos’altro di importante, di sorprendente, ma con l’arguzia.

Serendipità.
Se voglio assaggiare la miglior pizza che esista a Firenze, entro in un ristorante e la trovo, non è serendipità.
Se vado in banca per un investimento importante, trovo la banca chiusa, mi consolo andando nel ristorante lì accanto a mangiare una pizza e trovo la migliore della città, questa è serendipità.

Sono molti gli esempi nel mondo scientifico e storico che posso citare.

Il post-it, ad esempio: Spencer Silver, un ricercatore della 3M, nel 1968 stava cercando un adesivo molto potente da destinarsi all’industria aerospaziale. Sbagliò qualcosa però che lo portò ad ottenere un materiale con un debolissimo potere adesivo, con la caratteristica però di poter essere rimosso facilmente e riutilizzato più volte senza lasciare residui.
Nessuno si interessò a comprarlo, finché un collega di Spencer, Artur Fly, ebbe un idea: il mercoledì sera era solito cantare in chiesa, ma ogni volta che provava a segnare le pagine con i canti inserendo un pezzo di carta, quest’ultimo cadeva. Pensò che l’ideale sarebbe stato avere un pezzo di carta adesiva che non potesse spostarsi né sciupare il libro. E l’invenzione casuale del suo collega era perfetta per tutto ciò.
Così nacquero i post it.

Altro esempio è il viagra, scoperto dalla compagnia farmaceutica Pfizer mentre cercava un farmaco per curare l’angina pectoris, un disturbo cardiovascolare che produce dolori al torace. Durante alcune prove un’infermiera si accorse di molti pazienti imbarazzati che si presentavano alle visite distesi a pancia in giù. Capì così che i vasi sanguigni dilatati non erano quelli del cuore e l’imbarazzo era dovuto ad erezioni inaspettate.
Così nacque la pillola contro l’impotenza.

Il ghiacciolo, poi, è opera di Frank Epperson, un bambino che si dimenticò un bicchiere di soda con dentro la paletta per mescolare il composto sul davanzale della finestra in una gelida notte d’inverno.
Il giorno dopo riuscì a liberare quel blocco di ghiaccio scaldando il bicchiere con dell’acqua calda e lo mangiò usando il bastoncino come manico. Nel 1923 ottenne il brevetto per il “ghiaccio su bastoncino”.
Così nacque colui che rinfresca le estati di tutti noi.

Poi ci sono Cristoforo Colombo con l’America al posto delle indie, i neuroni specchio tra scimmie e banane e molti altri esempi di scoperte nate dalla ricerca di altro.

Serendipità significa dunque trovare qualcosa di prezioso mentre si cerca qualcosa di completamente diverso; oppure trovare qualcosa che si andava cercando, ma in un luogo o in un modo del tutto inaspettati.
In entrambi i casi la ricerca è necessaria, quindi non dobbiamo mai smettere mai di cercare, perché è via necessaria per essere stupiti, comunque vada.

Serendipità non significa essere i primi a vedere qualcosa, ma essere i primi a vederlo in un modo nuovo.
Dobbiamo quindi guardare il mondo con attenzione perché nei dettagli che spesso lasciamo in disparte si celano indizi e fortune sorprendenti.

Serendipità significa chiamare uno sbaglio opportunità.
Non fermiamoci dunque al nostro concetto di giusto o sbagliato, non abbattiamoci di fronte ad un progetto iniziale che cambia direzione: quella nuova strada potrebbe rivelarsi un’inaspettata rivoluzione positiva.

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Informazioni su chiaracuminatto

Mi chiamo Chiara Cuminatto e sono nata il 03/04/1989. Vivo a Campi Bisenzio a tratti perché viaggio molto e la mia vita imprevedibile non lascia spazio alla monotonia. Mi sono laureata in Lettere Moderne all'Università di Firenze nel 2011 e specializzata in Scienze Linguistiche all'Università di Bologna nell'Ottobre 2013. Ho cambiato diversi lavori a causa delle poche possibilità avute in ambito umanistico e linguistico, ma non smetto di credere nella bellezza delle sfide e nel potere di chi vuole qualcosa. Faccio parte di un gruppo missionario da ormai molti anni e la collaborazione tra le persone, la ricchezza delle diversità e l'aiuto fraterno fanno parte di me come stile di vita radicato a fondo. --------------------------------------------------------------------------------------------------- My name is Chiara Cuminatto and I was born on 04.03.1989. I live in Campi Bisenzio at times because I travel a lot and my unpredictable life leaves no room for monotony. I graduated in Modern Literature at the University of Florence in 2011 and specialized in Linguistic Sciences at the University of Bologna in October 2013. I changed several jobs because of the few possibilities had in the humanities and linguistics, but I do not stop believing in Beauty of the challenges and the power of those who want something. I am part of a missionary group for many years now and collaboration between people, the richness of diversity and the fraternal help are part of me as a lifestyle rooted deeply.

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